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Palazzo Biscari

Il Palazzo Biscari, conosciuto anche come il Castello di Mirabella Imbaccari, è un complesso monumentale intriso di storia, segnato da una profonda metamorfosi: dalla nobile dimora dei Principi Paternò Biscari alla lunga gestione delle Suore Dorotee, fino alla donazione nel 2014 alla Fondazione Messina.

Questo passaggio di proprietà ha dato vita al Parco dei Saperi, un polo internazionale dedicato all’infrastrutturazione educativa, concepito come bene comune e motore di sviluppo umano per il territorio. In questo contesto, dove la tradizione—come l’antica arte del pizzo a tombolo—incontra l’innovazione tecnologica e sociale, si inserisce il percorso artistico e divulgativo “Quello Che Resta”.

L’installazione permanente, ideata dall’artista Gianfranco Anastasio, occupa il piano nobile e si configura come un itinerario unico nella filosofia della conoscenza. Attraverso sale immersive, quadrerie storiche e opere contemporanee, la mostra esplora il complesso passaggio culturale tra modernità e post-modernità, invitando il visitatore a superare le consuete separazioni tra saperi scientifici, artistici e filosofici.

Il percorso è scandito da forti suggestioni visive e concettuali, tra cui una soglia che rappresenta la fine dell’utopia dell’oggettività assoluta attraverso uno shock estetico. Tra gli elementi più iconici spiccano dieci aste di legno carbonizzate con anelli d’oro e una parete interamente dorata, sulla quale è riportata la formula del principio di indeterminazione di Heisenberg, dove la fisica quantistica incontra la sacralità della luce dorata.

Questo dialogo suggerisce una ontologia negativa della natura, aprendo uno spazio in cui l’arte diventa rivelazione della pura bellezza e dell’ineffabile.

“Quello Che Resta” non è una semplice esposizione, ma uno spazio-tempo esistenziale che riflette il travaglio del Novecento: dalla frantumazione del pensiero scientifico alle crisi globali, fino alla consapevolezza del limite umano.

Ogni dettaglio, dalle mattonelle d’ottone incise sul pavimento alle opere come l’Ala di Icaro, costruisce un rapporto sensibile e imprevedibile con il visitatore, culminando in un’esperienza luminosa che trascende la fragilità umana e restituisce dignità e splendore a ogni forma di vita sulla Terra.

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